Il biglietto è a fascia oraria e va preso prima
L'accesso al Gran Cono è a numero chiuso con fascia oraria, gestito dal Parco Nazionale. Nei fine settimana d'estate le fasce si esauriscono, e chi arriva senza prenotazione dopo aver fatto tutta la strada in salita non entra: è il modo peggiore di sprecare una giornata.
Il biglietto copre il sentiero e la presenza delle guide del parco lungo il percorso. Non copre il trasporto fino al piazzale, che è la voce da organizzare a parte.
Con maltempo il sentiero chiude, e in cima il tempo cambia in fretta anche con la giornata bella a valle. In caso di chiusura vale la regola del rimborso o del cambio data secondo le condizioni di acquisto: verificale prima di comprare un biglietto per un giorno solo.
Come si arriva al punto di partenza
Non si parte da Napoli a piedi né in metro: si arriva a Ercolano o a Pompei in treno e da lì si prende un bus navetta che sale al piazzale a quota mille. In alternativa in auto, ma nei periodi di punta il parcheggio in cima si riempie e la strada è chiusa a monte.
Dal piazzale al bordo del cratere sono circa ottocento metri di sentiero in salita, su ghiaia vulcanica che scivola: una ventina di minuti di camminata vera, non una passeggiata. Le scarpe da tennis bastano, i sandali no.
In cima non c'è ombra e c'è vento. Acqua, cappello e una giacca leggera, anche a luglio.
Cosa si vede, e con chi funziona
Si cammina lungo un tratto del bordo del cratere, guardando dentro: fumarole, pareti stratificate, e sotto il golfo intero da Napoli a Sorrento. È una vista che spiega la geografia di tutta la regione in un colpo.
Non è una gita per chi ha difficoltà motorie: il sentiero non è accessibile in carrozzina e non c'è alternativa. Con i bambini funziona dai sei-sette anni in su.
Mezza giornata contando i trasferimenti. Abbinata a Ercolano nello stesso giorno è la combinazione classica, e in quest'ordine: scavi la mattina, cratere nel pomeriggio.









