Perché venirci
Agli Uffizi c'è la pittura, qui c'è la scultura, e per il Quattrocento fiorentino la scultura è la parte in cui succede tutto prima. Il Davide di Donatello in bronzo — quello con il cappello e lo sguardo obliquo, non quello di Michelangelo — è in questa sala.
Nella stessa stanza ci sono le due formelle del concorso del 1401 per la porta del Battistero, quella di Ghiberti e quella di Brunelleschi, montate una accanto all'altra. È il confronto da cui nasce il Rinascimento, e si guarda in trenta secondi.
Del giovane Michelangelo ci sono il Bacco ubriaco e il Bruto: due opere che agli Uffizi non trovi e che raccontano un Michelangelo diverso da quello monumentale.
Il biglietto e gli orari sono l'unica complicazione
Il biglietto è unico, senza varianti da decidere: non ci sono salta-fila da comprare perché non c'è fila. Questo è il vantaggio principale del Bargello.
La complicazione è il calendario: come diverse sedi statali fiorentine, il Bargello chiude in alcuni giorni del mese secondo uno schema che cambia con la stagione. È l'unica cosa che vale verificare sul sito ufficiale prima di attraversare la città.
Il biglietto delle sedi del Bargello a volte comprende anche le altre — Cappelle Medicee, Orsanmichele, Palazzo Davanzati — con validità di alcuni giorni. Se hai in programma più di una, conviene guardare se la combinazione è attiva nel periodo in cui vai.
Come si visita
L'edificio era il palazzo del Podestà e poi una prigione, e si sente: cortile con lo scalone aperto, stanze grandi, poca segnaletica. Il percorso non è guidato, ci si gira liberamente.
Un'ora e mezza è la misura. Non è un museo che si fa di corsa perché le sale sono poche ma dense, e non è un museo che stanca perché la folla non c'è.







